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Che
cos’è lo stato dal punto di vista scientifico?
Non
può essere definito sulla base del contenuto del suo agire, poiché non
c’è funzione che storicamente lo stato, o quello che si proclamava
tale, non abbia voluto assumersi: ci fu un periodo in cui esso si
proponeva come scopo consentire ai buoni cristiani di condurre una vita
secondo i precetti della Chiesa; oggi lo stato mira a garantire il
benessere dei suoi cittadini.
Ciò
che definisce lo stato non è ciò che fa, ma come lo fa.
Definire
cosa sia lo stato significa individuare quella caratteristica essenziale
senza la quale l’oggetto della definizione non esisterebbe. Nella realtà
storica lo stato può essere totalitario o democratico, teocratico o
laico, a seconda dei suoi contenuti e dei suoi valori, ma scientificamente
(“sociologicamente”, dice Weber) ciò che lo definisce è il mezzo
della sua azione.
E
il mezzo specifico dello stato è la forza fisica. Non il mezzo normale, né
l’unico di cui lo stato disponga per raggiungere il suo scopo, ma il
mezzo essenziale della sua azione.
Weber
chiama a testimone della sua visione politica realistica e disincantata un
grande rivoluzionario:
“–
Ogni stato è fondato sulla forza –, disse a suo tempo Trockij a
Brest-Litowsk”.
Teatro
della frase fu la città della Bielorussia in cui il 3 marzo 1918 venne
firmata la pace che chiuse la Grande guerra sul fronte orientale. I
tedeschi, forti della recente occupazione dell’Ucraina, imposero alla
Russia bolscevica il ritiro delle truppe, la perdita di numerosi
territori e il pagamento di una pesante indennità. Dopo un vivace
dibattito interno, prevalse la posizione di chi, condividendo il realismo
di Trockij (e di Lenin), era disposto ad adeguarsi alla volontà del più
forte.
Le
righe che seguono propongono una concezione di stato moderna e realistica:
“Lo
stato è quella comunità umana, che nei limiti di un determinato
territorio -
questo elemento del territorio è caratteristico -
esige per sé (con successo) il monopolio della forza fisica legittima”.
“Lo
stato è quella comunità (Gemeinschaft) umana…”
“che
nei limiti di un determinato territorio – questo elemento del territorio
è caratteristico – …”
L’antropologia
insegna che la grande trasformazione della comunità avviene quando questa
si lega al territorio. Esistono però comunità senza territorio che ne
rivendicano uno: sono i cosiddetti popoli senza stato, come i baschi in
Spagna, o i curdi in Medio Oriente.
“esige
per sé (con successo) il monopolio della forza fisica legittima”.
Il
monopolio, e non semplicemente l’uso. Lo stato può esercitare la forza
fisica in esclusiva, purché legittima; il cittadino invece non può usare
uno strumento di forza fisica se non dopo averne ottenuto
l’autorizzazione da parte dello stato. Lo stato è dunque l’unica
fonte del diritto alla forza.
Quando
nel mondo antico è stato inventato il concetto di cittadinanza, e poi
re-inventato nell’ambito dei Comuni, il cittadino era per definizione
colui che portava l’arma. Weber rilegge qui la storia dell’Europa,
dove lo stato ha assorbito in sé tutta la forza fisica; diversa è invece
la storia americana, ma gli Stati Uniti sono uno strano paese, passato dal
premoderno al moderno scavalcando la fase intermedia: come il presidente
conserva i tratti di un sovrano, così forme residuali di democrazia
cittadina resistono ancora oggi, vincolate alla mitologia del West
(“Bibbia e colt”) e all’idea che il cittadino-individuo sia egli
stesso lo stato.
Weber
usa l’aggettivo “legittima” nella sua accezione più generale, nel
senso di “accettata di fatto”, senza approfondirne la spiegazione.
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