1.c.
nel testo pp.  48-49 1.c. La politica come aspirazione al potere.

 

IL PIACERE DEL POTERE

Dopo aver individuato lo stato come luogo per eccellenza dell’azione politica, Weber introduce una nuova definizione di politica.

Politica è direzione, e quindi potere, ma anche

“aspirazione a partecipare al potere (Macht) o ad influire sulla ripartizione del potere”

Chi fa politica aspira ad avere il potere, sia come mezzo per il raggiungere un certo fine, sia per il potere in se stesso, per il prestigio che ne deriva. Il politico, che lo confessi oppure no, deve provare il piacere del potere, e lottare per conquistarlo: non è un sospetto moralistico, ma un dato di fatto antropologico registrato senza pregiudizi.

Oggi un teorico della democrazia riformulerebbe la definizione weberiana, sempre valida, in questi termini: ciascuno di noi esprime legittimamente interessi che si aspetta vengano rispettati. Emergerebbe così in primo piano il concetto di rappresentanza (del singolo cittadino da parte di un partito o di un candidato); Weber, che ha in mente il politico di professione, sottolinea invece il momento della partecipazione diretta al potere.

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