immagine identificativa del sito Università degli Studi di Torino prof. Germano Paini Corso di Psicometria 2 Facoltà di Psicologia Università degli Studi di Torino
La percezione
Volendo indagare quale fosse l’idea comune che la gente ha rispetto al fenomeno del mobbing abbiamo costruito in aula un quest

Università degli Studi di Torino
Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche: Organizzazione e Lavoro


 

 

Corso di PSICOMETRIA II
Docente: Germano Paini

 

 

 


PROGETTO CHIAVE DI VOLTA

 

 

 

LA PERCEZIONE

 

 

 

 

a cura di:     Benevento Cinzia
                    De Marchi Francesca



 

 

 

 

A.A. 2004/2005

Volendo indagare quale fosse l’idea comune che la gente ha rispetto al fenomeno del mobbing abbiamo costruito in aula un questionario che fa leva sul fenomeno percettivo.

La percezione consiste nell' assegnare un significato agli stimoli provenienti dagli organi di senso e nell'attribuire ad essi proprietà fisiche: nitidezza ad un immagine, grandezza ad un oggetto, chiarezza ad un suono, ecc. 

Secondo il senso comune le proprietà fisiche attribuite ai dati dell'esperienza sono oggettive. Secondo la psicologia scientifica sono frutto di un'elaborazione mentale e risentono di processi cognitivi di classificazione.  Spesso la percezione è considerata una mera registrazione sensoriale, ma essa rappresenta una complessa interpretazione della realtà. 

Il cervello, infatti, non ha la funzione di riprodurre forme della realtà cosi come sono, ma di costruire rappresentazioni visive codificando interattivamente modelli cerebrali spazio/temporali della realtà esterna.

Quello che vediamo “oggettivamente” come campo di rappresentazione visuale è pertanto definibile come un “pattern multimediale”, fornito dalla analisi delle probabilità delle possibili nostre interazioni corporee con l’ ambiente possiamo supporre che nelle condizioni di sviluppo cerebrale del mondo contemporaneo, venga a riacquisire importanza il pensiero simbolico , che può essere esercitato per rileggere in modo creativo l’ comunicativo altamente tecnologico in cui viviamo, al fine di decifrare le rinnovate relazioni tra reale e virtuale

A livello psichico cosciente è infatti certamente rischioso ritenere di poter mantenere inalterati i fondamenti della nostra cultura “meccanica”, in special modo a proposito della interpretazione delle relazioni cognitive sussistenti tra “forma ed informazione”. Essendo evidente che non basta osservare per capire , è presumibile che la ignoranza del funzionamento cerebrale della percezione in un mondo comunicativo dei mass-media, conduca le giovani generazioni a subire gli effetti di una notevole carenza di strumenti concettuali di lettura, limitando la loro capacità di interpretazione del mondo altamente tecnologico in cui vivono. Quanto sopra descritto provoca evidenti sintomatologie nevrotiche, cause di traumi di psico-sociali, i quali, sono anche la conseguenza di una interpretazione obsoleta ed illusoria della percezione, in quanto questa ultima è ancora basata sulla “metafora fotografica” che come tale determina la impossibilità di aver coscienza della necessità di nuove interpretazioni che correlino il reale, il simbolico e l’immaginario.

Non è quindi difficile capire, come tale situazione di arretratezza cognitiva determini, nell’inconscio sociale-collettivo, un degrado della capacità creativa, proprio in quanto ogni possibile interpretazione innovativa, viene bloccata dal costante riferimento a concezioni obsolete, rese ormai storicamente inutili dagli avanzamenti dello sviluppo scientifico e tecnologico.

Per questo motivo numerosi sono i “giochi percettivi” che vengono utilizzati per sviluppare una certa “apertura mentale” utile in tutti i campi (sviluppo pensiero creativo, addestramento di selezionatori, ecc..) tra cui:

Triangolo di Kanizsa: queste sono tre torte nere, ma la loro disposizione e forma crea l'illusione di un triangolo bianco con "contorni anomali", cioè illusori.

Cubo: fissando a lungo il cubo, apparirà alternativamente concavo e convesso. Le persone rigide hanno più difficoltà a percepire la seconda prospettiva e sono più lente nell'alternare concavità e convessità.

Figure ambigue: "i profili di Rubin" , consentono due soluzioni non percepibili simultaneamente (profili umani o vasi). Gli estroversi percepiscono per prima la figura antropomorfa, cioè i profili umani.

 

Ambiguità tutto-parti: Arcimboldo, il tutto dà una soluzione (le figure umane), le parti un'altra ( gli ortaggi)

 

La percezione dell’individuo dell’ambiente che lo circonda è un processo carico di ambiguità, sottoposto a disturbi e deformazioni prevalentemente fisiologiche e non patologiche.

Diverse sono le teorie che hanno sviluppato questo concetto, ricordiamo:

§         Teoria empirista di Helmhotz, 1967: la percezione è la somma di sensazioni elementari, integrate dalle informazioni apprese in precedenza. Gli stimoli attuali vengono interpretati in base alle esperienze passate.

§         Teoria della Gestalt,1935: gli psicologi della Gestalt avevano un approccio globalistico alla realtà e rifiutarono la frammentarietà di Helmhotz. La percezione non è cumulativa e non è influenzata dal passato, ma si compie all'istante in base alla distribuzione degli stimoli, ai loro rapporti e ai "principi di unificazione.

 

§         Movimento del New Look of Perception, anni '60 : la percezione è influenzata dal significato emotivo dello stimolo. I bambini poveri percepivano come più grande una moneta rispetto ad un disco di carta di pari dimensioni, perché la loro condizione economica difficoltosa li portava a sopravvalutare stimoli in contrasto con essa (moneta) rispetto a quelli neutri (disco).

 

§         Teoria ecologica di Gibson, 1966 : la percezione non è atomistica, né globalistica, né motivazionale. In un ambiente vengono colti di preferenza stimoli che si prestano al raggiungimento di un fine, cioè proprietà strumentali di un oggetto, come "commestibilità", "percorribilità", ecc. (=affordances, cioè disponibilità, reperibilità).

La percezione, intesa come strumento insostituibile per conoscere la realtà, è stata spesso al centro di numerose riflessioni e molteplici studi.                                                                  E’ proprio la realtà, intesa come sinonimo di mondo fisico, cioè come un insieme di elementi discreti, ciascuno provvisto di sue grandezze, e quindi di misure traducibili in numeri, il contesto in cui inseriamo il concetto percettivo.

Gli individui sistematizzano le esperienze creando costrutti cognitivi” ed è attraverso questi che percepiamo il mondo (G.Kelly 1955).

Il numero di costrutti che un individuo utilizza può indicare la complessità e la flessibilità con le quali categorizza quanto percepito.

Nella percezione interpersonale, vale a dire quando si giudicano gli altri, il soggetto si basa sull’insieme delle idee che ha accumulato nella sua esperienza circa il modo in cui le caratteristiche personali (soggettività, personalità) sono organizzate. Questo fenomeno viene chiamato “teorie implicite della personalità, vale a dire le convinzioni personali, basate sulla propria storia e sulle esperienze relazionali.

L’individuo è spesso nella condizione di dover decidere quali caratteristiche osservate nell’altro sono da associare alla propria teoria implicita di personalità, basandosi però su informazioni del tutto approssimative.

La classificazione quindi è una componente integrale della percezione ed è collegata a fenomeni: fisici; psichici; cognitivi; emotivi; esperienziali.

La categorizzazione delle persone con le quali si viene in contatto ha degli aspetti positivi in quanto aiuta a formarsi delle impressioni e indica il comportamento più idoneo, tuttavia può produrre notevoli disfunzioni nelle relazioni interpersonali, come i pregiudizi e le etichette, inoltre quando si classifica un evento o qualcuno come appartenente ad una categoria precisa (teoria implicita di personalità), si tenderà a cercare selettivamente le informazioni che confermino tale classificazione, trascurando il più possibile ciò che la contraddice.

In relazione ai fenomeni della percezione, l’individuo ha i seguenti accorgimenti per tentare di ridurre la distorsione

 

§         Selezione quantitativa: Capacità di scegliere tra ciò che si sa, solo ciò che serve in quella precisa situazione. Più si seleziona “a monte” scegliendo le cose importanti da comunicare, minore sarà la selezione “a valle”.

 

§         Filtro: Capacità di individuare e gestire gli aspetti relativi alla “vicinanza/lontananza” dell’interlocutore dal messaggio o dal comunicatore stesso; vicinanza-lontananza da:

       - Conoscenza del contenuto

       - Esperienza

       - Interesse, motivazione all’ascolto

       - Età, sesso, razza, condizione sociale o economica

       - Ruolo professionale

 

§         Fissazione: Si possono sottolineare le parti di un messaggio che si ritengono essenziali, utilizzando: la voce (ritmo, tono, volume); i gesti; la scelta del linguaggio; gli esempi, gli aneddoti, le metafore; la visualizzazione grafica.

 

§         Integrazione, interpretazione: Curare la struttura dei discorso e la sua completezza. L’importanza per il ricevente che il messaggio sia “spiegato” e non solo “detto”.

 

§         Effetto evocativo: Maggiore è la conoscenza del destinatario, più è possibile evitare “effetti alone” disturbanti. Coerenza tra linguaggio e ambiente culturale in cui avviene la comunicazione.

 

Analizzando il mobbing abbiamo notato come la percezione sociale abbia a riguardo una notevole influenza. Grazie anche all’intervento di un’esperta del campo (la Dott.ssa Maggi) abbiamo potuto sfatare tante credenze che la percezione comune aveva contribuito a costruire.

Il pregiudizio,visto come una barriera che impedisce una conoscenza corretta della realtà e come errore di valutazione tende spesso a penalizzare l’oggetto di giudizio, ed è per questo che l’aspetto percettivo influenza profondamente il nostro agire quotidiano.

 

 

 


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Pagina aggiornata 21-Apr-2005