immagine identificativa del sito, contiene i link al portale di Ateneo e alla home page del sito Accesso alle funzioni di redazione Università degli Studi di Torino Università degli Studi di Torino
110 la webradio dell'Università di Torino
Rassegna stampa aggiornata alle ore 9 del 30 maggio 2007
IL RIFORMISTA – giovedì 24 maggio 2007, p

IL RIFORMISTA – giovedì 24 maggio 2007, p. 6

 

Negazionismo. La provocazione di Teramo. di Brunello Mantelli (*)

Ma la Storia è una cosa seria. L’Università non è il Bar Sport, dove ognuno dice quel che gli passa per la mente.

 

I fatti: dall’autunno 2005 è attivo presso l’Università di Teramo un master sul Medio Oriente, intitolato ad Enrico Mattei, primo presidente dell’ENI e partigiano nelle formazioni cattoliche. Promotore e direttore del master è Claudio Moffa, specialista di storia dell’Africa. I master sono corsi post-laurea, di durata nella maggior parte dei casi annuale, approvati ogni anno dalla facoltà a cui sono collegati e dal senato accademico dell’ateneo. Non dovendo gravare sulle finanze universitarie, i master sono spesso costosi, salvo che il promotore non riesca ad ottenere finanziamenti esterni. Iscriversi al master “Mattei” costa solo 1.300 euro, cifra piuttosto bassa.

Dopo un primo anno condotto senza clamori, nel secondo il prof. Moffa imprime al corso una svolta: nel materiale didattico compaiono vita ed opere dei sostenitori della cosiddetta “menzogna di Auschwitz”, i “negazionisti”; secondo loro lo sterminio degli ebrei d’Europa per mano nazista non sarebbe mai avvenuto, si sarebbe trattato di una gigantesca montatura costruita dai vincitori. Auschwitz viene perciò paragonata ad una sorta di Disneyland. Un negazionista, il francese Serge Thion, è invitato a far lezione a Teramo, il 16 febbraio 2007. Thion, licenziato nel 2000 dal CNRS (l’equivalente francese del CNR) per le sue posizioni  scientificamente del tutto errate ed in seguito condannato per diffamazione, sostiene l’inesistenza sia della Shoah sia degli eccidi di massa attuati in Cambogia dal regime di Pol Pot; negli ultimi tempi si è avvicinato all’islamismo radicale.

Sempre più  convinto dalle tesi negazioniste (come scrive in un suo articolo), Moffa organizza alla metà di aprile scorso un convegno:  “Il Medio Oriente e l’olocausto. La storia imbavagliata”, a cui partecipano anche studiosi seri, ma  in cui prendono la parola personaggi che si dichiarano: “nazionalsocialisti e negazionisti”, senza che i primi sentano il bisogno di andarsene. I lavori si concludono con la proiezione di un intervista-video a Robert Faurisson, un ex professore di letteratura all’università di Lione 2, da circa trent’anni capofila dei negazionisti, che viene poi invitato da Moffa a tenere, il 18 maggio, una lezione al master.

È incomprensibile come tesi prive di fondamento possano essere divulgate in un’aula universitaria, e pretestuoso appare il richiamo di Moffa alla “libertà di parola”. All’università non si può insegnare che la terra è piatta! Dopo aver tentato di far presente ai vertici della facoltà la gravità della cosa ma senza risultati tangibili, un piccolo gruppo di storici che da anni conducono ricerche sulla deportazione e sulla Shoah decide di diffondere un appello alle autorità accademiche, al ministro Mussi ed all’opinione pubblica. In poco più di una settimana lo firmano in ottocento, tra cui trecento studiosi. Il resto è noto: gli storici dell’università di Teramo prendono posizione contro l’iniziativa di Moffa; il rettore prima lo diffida, poi, di fronte alle sue resistenze, dispone la chiusura dell’ateneo; il ministro si schiera con chi protesta contro un’iniziativa che squalifica l’università.

Faurisson, giunto a Teramo, deve fare i conti con il dolore e la passione di coloro che la Shoah l’han vissuta sulla propria pelle in quanto figli di deportati e caduti ad Auschwitz; costretto ad andarsene da una provvida decisione del questore, dichiarerà ai giornalisti presenti che: “Le pretese camere a gas hitleriane ed il preteso genocidio degli ebrei formano un’unica menzogna storica”. Che affermazioni del genere non abbiano alcuna dignità storiografica è ovvio. Ma perché Moffa ha così tanto insistito? E chi è? Non si tratta di un uomo di destra, viene dalla parte opposta, ma usa il negazionismo per delegittimare lo Stato di Israele, e, convinto di far cosa utile alla causa palestinese, va a braccetto con il fondamentalismo islamico. Chi sono i suoi seguaci? Uno schieramento variopinto in cui prevalgono esponenti della destra radicale (a raccogliere firme pro Moffa è il segretario dei giovani della Fiamma Tricolore) ma non mancano schegge del campo opposto, uniti gli uni e gli altri da un “antisionismo” coincidente con l’antisemitismo. Non per caso l’appello che contestava la presenza di Faurisson diventa, sul sito di Moffa, “della comunità ebraica”!!! Poco importa che tra gli 800 firmatari ci siano un sacerdote cattolico ed un monaco benedettino... Sembra di risentire la tesi di Giovanni Preziosi: “Solamente gli stupidi come pecore non vedono l'ebreo anche là dove apparentemente non c'è”.

Non si pensi a derive maniacali; siamo di fronte, forse, al primo manifestarsi dei “rosso-bruni”, una corrente politica presente da tempo nell’ex Unione Sovietica e nell’Est europeo che unisce virulento nazionalismo, populismo sedicente anticapitalistico e contrapposizione violenta all’Occidente in quanto tale, sposando la causa di chiunque gli si opponga a prescindere dai mezzi che usi e dalla visione del mondo che propugni.

Come ha reagito la stampa, testate locali a parte, alla diffusione, l’11 maggio, dell’appello? Spicca il silenzio dei fogli di destra, ancorché testate prodighe, negli ultimi anni, di dichiarazioni filoisraeliane: se riferiscono qualcosa lo fanno dopo gli eventi di venerdì 18, ma anche i quotidiani più diffusi non fanno una gran figura, forse vittime della sindrome dello “scoop” e della conseguente concorrenza reciproca. A dare tempestivamente notizia della mobilitazione restano soltanto “L’Unità” ed “Il nuovo Riformista”, mentre palesi segni d’imbarazzo trapelano dalle testate della sinistra radicale, che si limitano a citarla senza però entrare nel merito. Non è un bel quadro.

Resta una questione cruciale, che concerne sia l’università come istituzione, sia la storiografia come disciplina; per quanto riguarda la prima non ha senso invocarvi la “libertà d’opinione”; essa è e deve rimanere il luogo privilegiato della “libertà di ricerca”, ma non è un Bar Sport, in cui ciascuno può dire quel che gli passa per la mente. Analogamente, la storiografia è una disciplina che si avvale di metodologie consolidate: non è possibile definirsi medico o ingegnere senza aver conseguito una preparazione specifica, e allo stesso modo non è lecito proclamarsi storici se si ignorano i fondamenti del far ricerca.

Tempo fa destò un certo scalpore e suscitò una forte reazione la proposta del ministro Mastella di introdurre, come in numerosi Stati europei, il reato di “negazionismo”; visto ciò che è accaduto a Teramo e la pervicace volontà di Moffa e dei suoi seguaci di continuare a travestire da “libertà di parola” la “menzogna di Auschwitz” forse, con tutte le cautele possibili, sarebbe opportuno ripensare all’idea del Guardasigilli.                                                 

                                                           (*) docente di Storia dell’Europa all’Università di Torino

26-May-2007
mantelli
Internet explorer 5.5 o superiore, Netscape 6.0 o superiore, Mozilla 1.0.4 o superiore, Opera 8.5 o superiore, Screen 1024x768 o superiore,
Valid XHTML 1.0 Strict >Valid CSS!
Accesso alle funzioni di redazione
Pagina aggiornata :Fri Jun 01 13:15:01 2007     Ultimo aggiornamento del sito