Università di Torino
Unità 36

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Il metodo dell’osservazione è la tecnica che più si addice alla raccolta di dati:

  • sul comportamento non verbale;
  • sull’attività comportamentale colta nel suo fluire (quando, cioè, non interessa tanto il risultato o lo stato finale, ma il processo necessario a raggiungerlo).

 

Di solito si ricorre all’osservazione negli studi descrittivi il cui obiettivo è la comprensione approfondita di un problema o comportamento o quando questi ultimi non sarebbero ammessi verbalmente dai soggetti interessati.

 

L’osservazione scientifica si differenzia da quella quotidiana in quanto è più rigorosa, dal momento che viene eseguita con un metodo e seguendo delle fasi.

 

Le fasi dell’osservazione sono:

 

 L’affermazione degli obiettivi della ricerca;

 La scelta dei soggetti da osservare;

 L’accoglienza dei soggetti in laboratorio o l’accesso del ricercatore nel gruppo oggetto di studio;

 L’instaurazione di un rapporto di fiducia con le persone da osservare;

  L’osservazione vera e propria (il cui tempo varia a seconda del tipo di ricerca, della grandezza del campione e degli obiettivi scelti) con la gestione di eventuali contrasti che possono nascere tra osservati e osservatore;

 La registrazione (contemporanea o successiva alla fase precedente) su carta e/o con il registratore, la cinepresa, la macchina fotografica, o con strumenti come il registratore di eventi e con eventuale codifica, ossia registrazione mediante classificazione;

 L’organizzazione dei dati ottenuti e la loro analisi;

 La redazione di un rapporto che presenti la ricerca ed i suoi risultati.

 

Si può quindi comprendere la necessità di sottoporre i futuri osservatori ad un processo di training o formazione che consenta loro di non procedere intuitivamente.

 

L’osservazione è utilizzata per i vantaggi che si ottengono mediante il suo uso, tuttavia vanno sempre tenuti presenti i limiti che comporta:

 

Vantaggi

Limiti

La possibilità di raccogliere dati sul comportamento non verbale e su quello che non verrebbe ammesso verbalmente.

 

La difficoltà di codificare e quantificare la grande quantità di dati tratti dall’osservazione per cui generalmente il ricercatore si limita a contare le frequenze e a calcolare percentuali.

 

La possibilità di studiare un evento o un’azione comportamentale nel suo fluire e non solo nelle sue conseguenze (i processi e non solo i prodotti).

 

L’impossibilità di osservare un grande campione.

La possibilità di uno studio in profondità dell’individuo nella sua globalità.

La difficoltà per l’osservatore di essere oggettivo soprattutto quando la relazione tra osservato e osservatore diviene forte.

 

La possibilità di raccogliere dati sia per fenomeni quantificabili che non e sia in contesti naturali sia nei laboratori grazie alla grande flessibilità dello strumento osservazione.

 

La difficoltà di prendere appunti in modo tale da limitare al massimo la reattività dei soggetti.

 

La possibilità di fare uno studio longitudinale che si protrae per un lungo periodo di tempo e che consente d’individuare quali fenomeni e comportamenti sono abituali e quali casuali.

 

La difficoltà di comparare i resoconti di due o più osservatori che hanno osservato lo stesso fenomeno o soggetto con conseguenti problemi di attendibilità.

 

 

 

L’uso dell’osservazione nelle ricerche italiane:

 

In generale le preferenze dei sociologi italiani, al pari dei loro colleghi di altri Paesi, si orientano verso strumenti più economici e, quando utilizzano l’osservazione, lo fanno spesso in combinazione con altri metodi quali l’intervista, il questionario e l’analisi documentaria.

 


Last Update 04-Dec-1998 by Trinchero
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