Università di Torino
Unità 37

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? Fasi della progettazione della ricerca

 

 

Sono state identificate le seguenti fasi di progettazione al fine di:

  • utilizzare al meglio il tempo e le risorse materiali e mentali disponibili;
  • rendere più rapida ed efficiente la comunicazione con i colleghi;
  • realizzare un progetto scritto da presentare ad enti pubblici o privati per richieste di finanziamento;
  • generare dati nuovi, utili ed adeguati rispetto allo scopo;
  • consentire, a ricerca conclusa, un’analisi del percorso seguito per giungere alle conclusioni, dal progetto iniziale alle successive revisioni.

Questo non significa, però, che sia necessario seguire tali fasi in modo rigido in ogni ricerca.

 

Le procedure usuali sono:

 

  • Identificazione e analisi del problema (o problematizzazione del tema)

Se l’oggetto di studio non è indicato da un committente, tale scelta diviene

una delle decisioni più importanti alle quali è chiamato l’etnografo.

Serve per meglio individuare i dati che sarà opportuno raccogliere, i contesti, i metodi e le tecniche, per evitare, così, di ottenere materiali documentari inutili o adatti ad essere utilizzati erroneamente. È dunque sbagliato un accumulo ossessivo di dati non problematizzati nella illusione che alla fine saranno questi ultimi a dirci a cosa servono.

 

  • Spoglio dei materiali già esistenti

È importante che il ricercatore consulti i dati documentari della cui esistenza è venuto a conoscenza aventi attinenza tematica, areale e teorica con il problema dell’indagine.

Tali materiali possono essere censimenti, rapporti economici, statistici o sanitari, manuali di letteratura, di storia e dei dialetti del posto, diari di viaggio, giornali, romanzi, fotografie, poesie, dipinti, canzoni, documenti personali come lettere, diari e testamenti.

Scopo di questo lavoro di spoglio è ricavare notizie utili per la formulazione dell’ipotesi, per la scelta dei metodi e delle tecniche più adatte.

A volte è possibile rilevare resoconti di precedenti ricerche sul gruppo sociale che si sta per studiare che, oltre ad incrementare le precedenti informazioni, offrono indicazioni che consentono di evitare errori già commessi, di abbreviare i tempi d’indagine e di confrontare i risultati al termine della ricerca.

 

  • Formulazione dell’ipotesi

Dopo aver ottenuto una quantità di conoscenze, sufficiente a consentirci di pensare all’esistenza di possibili relazioni fra alcuni aspetti della complessa realtà, è possibile formulare una o più ipotesi.

Esse hanno quindi lo scopo d’indirizzare la ricerca al fine di ottenere informazioni utili, benchè restino semplicemente delle previsioni che attendono d’essere confermate o respinte e allora sostituite da altre alternative.

 

  • Esame dei tipi d’indagine possibili e conseguente decisione

Le indagini più realizzate sono:

 

Rassegne o censimenti

Sono raccolte di materiali di tipo diverso con scopo repertoriale o descrittivo. Riguardano un po’ tutti gli aspetti culturali della vita di un gruppo che però non vengono analizzati in profondità. Se ben realizzati possono costituire una base utile per successive ricerche più specifiche.

Ricerche in profondità

Sono indagini finalizzate alla rilevazione della relazione esistente tra più fenomeni. Si può trattare, ad esempio, dello studio di un ciclo di feste e della funzione che hanno nella vita della società. Data però la difficoltà di esaminare l’interazione tra tanti fattori, è necessario limitare queste ricerche ad un ristretto gruppo di persone.

Ricerche in profondità molto specifiche

Sono indagini focalizzate su un particolare fenomeno e su un ristretto numero d’individui, ma che solitamente richiedono un tempo piuttosto lungo.

 

  • Scelta dei luoghi e pianificazione dei tempi
    La scelta del luogo dove rilevare i dati è determinata dal problema. È buona regola evitare d’intraprendere solo ricerche in località molto distanti dalla residenza del ricercatore o finalizzate a studiare solo la cultura di tipo agro-pastorale. Interessanti indagini etno-antropologiche possono essere svolte anche nella città e nel quartiere di abitazione.

È utile, inoltre, progettare i tempi d’indagine tenendo in considerazione quattro fattori:

 

Tipo d’indagine

Le rassegne o censimenti richiedono un tempo minore rispetto alle ricerche in profondità. In entrambi i casi, comunque, devono essere tenuti presenti eventuali periodi d’assenza dal campo per riposo, per riflessione o per rallentare un rapporto divenuto troppo coinvolgente con gli informatori.

Terreno di ricerca

È importante prevedere un periodo di lavoro più lungo se il gruppo oggetto di ricerca non è mai stato studiato e se il luogo è sconosciuto al ricercatore, ma anche se la comunità non è riuscita a creare rapporti positivi con i precedenti studiosi.

Caratteristiche del ricercatore

Il rilevatore può prevedere i tempi d’indagine in modo più efficace se ha imparato a valutare criticamente la propria personalità e le proprie capacità. Può prospettare un minor tempo se è in grado di presentarsi e inserirsi con facilità, se si adatta in modo rapido al nuovo ambiente, se è in grado di comprendere la lingua o il dialetto parlato, e così via.

Caratteristiche degli eventi:

Il tempo di rilevazione deve essere abbastanza lungo da consentire al ricercatore di stabilire se i fenomeni osservati sono accadimenti casuali o abituali.

 

  • Selezione dei soggetti

È determinata dall’ipotesi che si vuole verificare, dal tipo d’indagini possibili e dalla disponibilità dei soggetti.

 

  • Valutazione della rappresentatività

Per poter saggiare la validità di un’ipotesi è necessario che sia il terreno, sia il gruppo sociale prescelti rispondano a criteri di rappresentatività rispetto al problema dell’indagine.

 

  • Scelta dei metodi e delle tecniche di rilevazione

In fase di progettazione è utile predisporre sia i metodi sia gli strumenti che si ritengono più utili ed adatti alla situazione, tenendo presente la possibilità di apportare eventuali cambiamenti sul terreno nel caso risulti necessario.

È necessario, innanzi tutto, compiere una scelta sulla forma della partecipazione.

Essa, infatti, può essere:

coperta: se l’etnografo partecipa alla vita dei propri ospiti in incognito, evitando cioè di rivelare ad alcuno la propria identità e i propri scopi.

È solitamente utilizzata per ridurre al minimo la reattività dei soggetti osservati, perché se i membri del gruppo sono ignari dello scopo dello scienziato, è più probabile che non alterino il loro comportamento in modo volontario o meno.

Inoltre il ricercatore, divenendo membro della comunità, può giungere ad una comprensione più completa e non mediata, in quanto, in molte occasioni può sentire reazioni emotive simili a quelle dei veri membri. Egli può ad esempio realmente provare il freddo e la fame del vagabondo o l’esaltazione unita allo sfinimento di una danza della tribù.

Tuttavia l’etnografo deve tenere presente i limiti che questo metodo comporta:

    • la rigidità: il ricercatore, assumendo un preciso ruolo sociale, può partecipare soltanto alle attività che esso legittima. Ha dunque minore possibilità di movimento sul campo e non può svolgere inchieste né prendere appunti in modo scoperto.
    • il coinvolgimento: la partecipazione rende l’etnografo meno in grado di distanziarsi cognitivamente ed emotivamente dall’oggetto di studio. Con il protrarsi della ricerca nel tempo, può nascere il pericolo che l’amicizia o addirittura l’amore tra l’osservatore ed i soggetti possano limitare la sua obiettività o non fargli notare cose che risulterebbero ovvie ad un estraneo.
    • la memorizzazione: l’etnografo non può prendere appunti innanzi ai nativi. Deve quindi memorizzare le informazioni e registrarle in un secondo momento in un luogo privato.
    • la pubblicazione dei risultati della ricerca: in questa occasione il ricercatore deve rivelare la sua vera identità ed il suo scopo e deve essere pronto a pagare il prezzo del tradimento della fiducia che le persone avevano riposto in lui;

scoperta: se il ricercatore entra nel gruppo rendendo esplicita la propria identità e le proprie finalità.

È solitamente utilizzato per un motivo etico in quanto molti studiosi considerano illegittimo condurre una ricerca scientifica su alcune persone senza chiedere loro il consenso.

Ha inoltre il vantaggio della flessibilità, in quanto permette al ricercatore di accostarsi ai diversi ruoli, di avere più possibilità di movimento sul campo, di realizzare interviste formali anche con microfono e registratore e di effettuare analisi documentarie senza destare sospetti.

Tuttavia l’etnografo deve tenere presenti i limiti che questo metodo comporta:

    • la reattività: le persone modificano il loro comportamento quando sanno di essere osservate. È un problema che è minore nei gruppi con una cultura dell’ospitalità e che comunque si riduce con il passare del tempo, quando la presenza del ricercatore diventa familiare.
    • l’incompletezza della comprensione: il ricercatore è in grado di osservare gli eventi, ma non può sempre condividere le sensazioni e il punto di vista dei membri (Cardano in Ricolfi, 1997).

 

  • Valutazione delle conoscenze e competenze

Dopo avere individuato i metodi e le tecniche adatti, occorre rilevare quali nozioni e capacità possedute siano utili e quali sia necessario imparare.

Queste possono essere conoscenze disciplinari come la linguistica, la storia, l’archeologia, o capacità di tipo tecnico come l’uso degli strumenti audiovisivi, la stenografia, la schedatura, la rappresentazione grafica e cartografica,…

 

 

 

 

 


Last Update 04-Dec-1998 by trinchero
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