La domanda: "la ricerca etnografica è obiettiva" è stata posta da molti ricercatori perché, terminato il periodo in cui letnografo è in relazione e quindi in dialogo con i nativi, inizia il momento i cui da solo descrive con un monologo la cultura osservata. Gli etnografi contemporanei hanno risolto il problema inserendo nel testo anche un dialogo che alterna la voce dellautore con quella dei nativi, ottenendo in questo modo una composizione che rivela anche i diversi punti di vista esistenti nella cultura studiata.
Tuttavia la questione dellobiettività permane perché in nessun caso è possibile replicare una ricerca etnografica per verificarne la validità. Ogni studio, infatti, è il risultato delle scelte, delle percezioni e delle valutazioni realizzate dal ricercatore, dipende in gran parte dal rapporto che egli è riuscito ad instaurare con i nativi ed è riferibile solo a quel particolare momento della vita della società ospite. Inoltre la ricerca etnografica non si occupa esclusivamente delle condotte stereotipate.
Allideale della riproducibilità è allora preferibile quello della trasparenza delle scelte e delle interpretazioni, determinate in gran parte dalla tradizione cui letnografo sente di appartenere, dai suoi interessi e dagli schemi concettuali della sua società, e che egli deve analizzare e riportare in modo chiaro nel resoconto finale. Solo in questo modo la comunità scientifica ed il pubblico possono effettivamente valutare il lavoro di ricerca e di interpretazione riconoscendone i limiti e i pregi e decidendo, a ragion veduta, ladozione o il rifiuto.