Università di Torino
Unità 38

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? L’intervista in profondità

 

 

È denominata anche intervista completamente non strutturata in quanto non vi sono domande preparate in precedenza e all’intervistatore è assegnato soltanto un tema da approfondire. È inoltre definita non direttiva in quanto è condotta in forma libera e l’intervistato è messo nella condizione di agire piuttosto che subire l’intervista. Pertanto l’intervistatore si limita ad introdurre un tema che poi lascia sviluppare liberamente intervenendo il meno possibile. Non deve neppure imporre alcun ordine nella trattazione dei punti che interessano, ma lasciarli emergere spontaneamente in conseguenza del rilievo che essi hanno per il "mondo vitale" dell’intervistato. L’intervistatore dunque può solo cercare di limitare le eccessive divagazioni dai temi d’interesse, senza assumere mai atteggiamenti costrittivi. Non a caso viene spesso definita colloquio in profondità al fine di collocarla in un contesto più comunicativo che interrogatorio.

Stimolando un libero racconto, il tempo da dedicarvi è piuttosto lungo ed è necessario tenerne conto durante la fase di campionamento perché in questo caso è meglio scegliere un piccolo campione di persone rappresentativo in termini qualitativi delle realtà che si vogliono analizzare.

Nelle ricerche è possibile utilizzare esclusivamente interviste in profondità oppure integrarle con quelle semi-strutturate e strutturate. In quest’ultimo caso il colloquio non direttivo viene utilizzato prevalentemente nei rilievi preliminari quando, una volta individuati i problemi della ricerca, si vuole passare alla formulazione delle ipotesi. Le indicazioni di base o temi per l’effettuazione del colloquio in profondità sono dunque proprio i problemi dai quali si parte per costruire il piano della ricerca.

Nelle fasi d’indagine successive, il colloquio non direttivo può essere utilizzato per raccogliere una documentazione aggiuntiva e più profonda sui temi che si sono riscontrati come più rilevanti. In questi casi l’intervista viene definita focalizzata, ed oltre a consentire un approfondimento delle informazioni, diviene utile per la verifica e l’interpretazione di eventuali contraddizioni rilevate, ma non sufficientemente documentate, relative ad atteggiamenti differenti dell’intervistato nei confronti dei temi trattati. Questo è possibile perché le domande che permettono di esprimere liberamente un parere su un argomento offrono al ricercatore la possibilità d’individuare le reazioni delle persone. Essendo per questo uno strumento di lavoro estremamente delicato, è bene che venga utilizzato solo da coloro che hanno un’adeguata formazione ed esperienza e sono quindi in grado di applicarlo in modo corretto.

Al fine di ottenere un’informazione abbastanza completa il ricercatore può formulare:

 domande aperte: sono molto generali in modo tale da permettere all’intervistato di esprimersi liberamente;

 

 domande sonda: vengono poste quando l’intervistato risponde in modo vago o non risponde affatto.

Rientrano i questa categoria:

    • la ripetizione della domanda con le stesse parole o utilizzando termini diversi;
    • la ripetizione della risposta al fine di verificare l’esatta registrazione e per dare all’intervistato l’opportunità di riflettere per un eventuale approfondimento;
    • una domanda, un commento neutrale, o anche semplici interiezioni del tipo "Oh, si", "si, capisco" al fine di ottenere ulteriori informazioni;
    • una pausa che indica l’attesa di un completamento della risposta.

Tali domande non possono essere formulate nello stesso modo a tutti gli intervistati e questa differenza di stimoli ha portato molti metodologi a limitare l’uso delle interviste in profondità. Ultimamente però alcuni ricercatori hanno riflettuto sul fatto che un’eguale domanda può essere compresa ed interpretata in modo differente. Dunque proprio il colloquio non direttivo può assicurare una maggiore uniformità di significato perché lasciando all’intervistato la possibilità di parlare liberamente, l’intervistatore ha modo di appurare se e come ha capito la domanda e di riformularla se necessario. Tutto questo al fine di trasmettere a tutti un messaggio con uguale significato proprio perché affermato con una terminologia adattata alle differenti posizioni sociali degli intervistati e al loro diverso livello di conoscenza.

 

Gli strumenti più adatti alla registrazione dei colloqui non direttivi sono:

  • il magnetofono: consente di cogliere l’intero discorso con le sfumature della voce e gli eventuali momenti di esitazione. Poiché non sempre l’intervistato gradisce l’utilizzo di questo strumento, è bene domandargli il consenso all’inizio del colloquio;
  • il taccuino: consente di cogliere: le risposte verbali, i gesti, le reazioni

Naturalmente questi strumenti di registrazione possono essere utilizzati insieme o separatamente.

 

 


Last Update 04-Dec-1998 by Trinchero
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