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Nell'unità precedente abbiamo esaminato la scala
nominale applicabile alle variabili categoriali non ordinate. In questa
sezione ci occuperemo invece delle scale ordinali, e delle distribuzioni
dei dati in categorie ordinate, argomenti di cui nell'
unità 3 abbiamo già evidenziato alcune caratteristiche.
Rifacciamoci sempre alla tabella dei livelli
di scala per esaminare le caratteristiche delle categorie ordinate.
Dalla tabella risulterà chiaro che il livello
di scala qui trattato è simile al precedente, dal momento che le
categorie sono reciprocamente esaustive ed esclusive, ma anche ordinate
gerarchicamente a seconda del valore che hanno rispetto alla proprietà
considerata: una persona che in graduatoria ha una posizione r,
ha un valore più elevato rispetto ad una persona che ha posizione
r - 1.
Prendiamo come proprietà il titolo di studio
che ha cinque diverse modalità
| 1. Nessuno |
| 2. Scuola elementare |
| 3. Scuola media |
| 4. Diploma di scuola media superiore |
| 5. Laurea |
La variabile titolo di studio ha le modalità
ordinate nella sequenza mostrata e ognuna di esse sarà superiore
a quella che la precede e inferiore rispetto a quella che la segue.
Ad ogni modalità si assegna di solito un valore
numerico in ordine da 1 a k, dove k è il numero
di modalità della variabile in questione.
Da quanto detto risulterà chiaro che le categorie
ordinate hanno un grado di autonomia semantica minore di quelle non ordinate.
Di conseguenza la frequenza di ogni categoria si interpreta tenendo presente
l'intera distribuzione.
Consideriamo per esempio la distribuzione percentuale
delle classi sociali in due paesi, la Norlandia e la Circassia (esempio
tratto da Marradi, 1993, p.73)
| Classi sociali |
Norlandia |
Circassia |
alta borghesia
media borhesia
piccola borghesia
operai e contadini |
10%
35%
30%
25% |
10%
10%
10%
70% |
L'alta borghesia raccoglie la stessa percentuale di abitanti
nei due paesi, ma sicuramente la sua situazione sociale nei due paesi è
radicalmente diversa.
Minore è l'autonomia semantica delle singole categorie,
più si sposta l'attenzione sull'intera variabile e sulla successione
delle categorie stesse.
Come conseguenza avremo:
-
l'introduzione delle percentuali
cumulate e retrocumulate che affiancano
le percentuali di categoria, per avere a colpo d'occhio un'idea sull'intera
distribuzione della variabile;
-
la possibilità di avere un numero alto di modalità
poiché l'attenzione non è posta sulla singola categoria,
ma sull'intera sequenza. Non c'è quindi bisogno di aggregare le
categorie con pochi dati;
-
un cambiamento dei valori caratteristici rilevanti, tra cui
acquistano molta importanza gli indici di dispersione
o misure di variabilità che tengono conto dell'ordine delle
categorie, mentre ne perdono gli indici di equilibrio e squilibrio.
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