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Radiazioni e dose
Radiazioni e dose: sì, ma quanta

Radiazioni e dose: se sì, quanta?

 

Il rischio da radiazioni ionizzanti è ben noto agli operatori e ricca è la bibliografia a disposizione. Ma come viene recepito dall’operatore nella corrente pratica radiologica il rischio da radiazioni? La radiazione non fa rumore, non si vede e i suoi effetti (per dosi correnti) sono ad effetto tardivo. La percezione del rischio può diventare altamente soggettiva e, per questo, la soglia di attenzione può abbassarsi notevolmente. Quale è l’entità di dose da radiazione che l’operatore può assorbire durante una normale operazione di diagnostica veterinaria?

Non è semplice formulare una risposta in quanto le variabili che condizionano il risultato sono molteplici (tipo di apparecchiatura, anodo fisso o rotante, parametri di impostazione, modalità operative eccetera). Proviamo per semplicità a ipotizzare delle situazioni di lavoro standard e da queste a estrapolare la dose stimata all’operatore. Il metodo non ha alcuna pretesa scientifica (non me ne vogliano i puristi della dosimetria, né i professionisti della tecnica radiologica), ma mira semplicemente  a quantificare il rischio all’operatore in termini di ordine di grandezza di dose. Il confronto della dose annua attesa con i limiti di legge può fornire delle chiare indicazioni operative.

 

 

 

Caratteristiche radiometriche standard per esame singolo

PICCOLA TAGLIA (gatto)

60 kV 10mAs

Su fascio 0,26 mGy/scatto a 1 m

MEDIA TAGLIA (cane piccolo o medio)

70 kV 20mAs

Su fascio 0,60 mGy/scatto a 1 m

GRANDE TAGLIA (cane medio o grande)

90 kV 30mAs

Su fascio 1.10 mGy/scatto a 1 m

 

Le tabelle seguenti presentano la stima di dose per operatore singolo a distanza ravvicinata dalla superficie dell’animale (30 cm).

I valori sono espressi in milliSv/anno e vanno confrontati con i limiti di dose fissati dal D. Lgs 230/95 e precisamente:

 

-         limiti per la popolazione (persone non esposte).

-         Dose al corpo intero: 1 mSv/anno;

-         Dose alle estremità: 50 mSv/anno;

-         Dose al cristallino: 15 mSv/anno.

 

-         limiti per i lavoratori classificati esposti di categoria B

-         Dose al corpo intero: >1 mSv/anno e < 6 mSv/anno;

-         Dose alle estremità: >50 mSv/anno e <150 mSv/anno;

-         Dose al cristallino: >15 mSv/anno e < 50 mSv/anno.

 

-         limiti per i lavoratori classificati esposti di categoria A

-         Dose al corpo intero: >6 mSv/anno e < 20 mSv/anno con dose max <100 mSv in 5 anni;

-         Dose alle estremità: >150 mSv/anno e < 500 mSv/anno;

-         Dose al cristallino: >50 mSv/anno.

 

 

In ogni caso non devono essere superati per anno solare i seguenti limiti:

-         Dose al corpo intero: 50 mSv/anno e 100 mSv in cinque anni;

-         Dose alle estremità: 500 mSv/anno;

-         Dose al cristallino: 150 mSv/anno.

In ipotesi di radiazione diffusa a metro non superiore al 3,5 per mille della radiazione diretta a un metro si possono stimare le seguenti dosi all’operatore:

 

 

 

 

Esami/settimana

Dose/anno al corpo intero in mSv per 50 settimane

Dose/anno in mSv alle mani per 50 settimane

1

0.35

13

5

1.75

65

10

3.5

130

 

 

 

Esami/settimana

Dose/anno al corpo intero in mSv per 50 settimane

Dose/anno in mSv alle mani per 50 settimane

1

0.90

30

5

4.50

150

10

9.00

300

 

 

 

 

Esami/settimana

Dose/anno al corpo intero in mSv per 50 settimane

Dose/anno in mSv alle mani per 50 settimane

1

1.50

50

5

7.50

250

10

15.0

500

 

Come interpretare le stime di cui sopra?

La legislazione vigente (D. Lgs. 230/95), come si è visto, è estremamente precisa per quanto riguarda i limiti di dose alla popolazione o ai lavoratori esposti: il non superamento dei limiti di dose stabiliti dovrebbe così contenere il rischio atteso entro valori accettabili per il gruppo considerato.

Il problema diventa più delicato quando, a limiti di dose rispettati, si deve valutare l’entità della dose assorbita. In questo caso non esistono limiti (ad esempio, non esiste alcun limite di dose per un operatore che effettua una radiografia a 70 kV 10 mAs su di un cucciolo), ma si deve applicare il principio della ottimizzazione.

Quando una attività è stata ottimizzata? Quando l’esposizione è mantenuta a livelli tanto bassi quanto concretamente ottenibili. (As Low As Readily Achievable, o, per gli addetti ai lavori, principio ALARA ).

La parola magica è proprio il termine concretamente che nasconde  in sé le modalità operative da adottare, diverse da caso a caso.

Una installazione diagnostica può ad esempio richiedere particolari specifiche di progetto quali la schermatura delle pareti: aumentare lo spessore degli schermi abbatte certamente la dose alla popolazione, ma oltre il necessario rappresenta un onere non giustificato: viceversa l’impiego di guanti anti X e l’adozione di accorte modalità operative è un mezzo di protezione semplice, giustificato e concretamente ottenibile, anche per esposizioni occasionali.

Si ricordi, per concludere, che quanto esposto è riportato esplicitamente  nel D.Lgs 230/95 (art.2) e che il non rispetto del principio di ottimizzazione può venire  pesantemente sanzionato! (art. 72).

 

 

 


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Pagina aggiornata 21-Jan-2004