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Pseudocisti renale del gatto
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PSEUDOCISTI PERIRENALE DEL GATTO

PSEUDOCISTI PERIRENALE DEL GATTO

- ASPETTI ECOGRAFICI -

Estratto dalla tesi di specializzazione del Dott. Luca Baracchini

 

 


Dal capitolo 2 (PATOGENESI)

…..omissis…. si osserva una raccolta liquida che avvolge uno od entrambi i reni apparentemente normali. Tale raccolta è delimitata da parete costituita da fibre collagene e molti fibroblasti a forma allungata e non è delimitata da epitelio meritando, quindi, la definizione di pseudocisti.

 


 


Il liquido presenta solitamente l’aspetto di un trasudato, ma può essere anche di altra natura e sembra essere contenuto, secondo alcuni, tra capsula renale ed una riflessione della sottosierosa peritoneale.

…. omissis….. in medicina umana sono descritte raccolte di urina, sangue, linfa o di origine sconosciuta come i casi qui riportati.

…..omissis…. è stata avanzata l’ipotesi che a causa di una nefrosclerosi ci sia un difetto nel drenaggio linfatico con evidente formazione di un liquido che trasudando dalla capsula renale si raccoglie nello spazio perirenale.

Recentemente sono stati descritti due casi nel cane in seguito a legatura e resezione accidentale dell’uretere in corso di ovario-isterectomia con conseguente perdita di urina, peritonite e reazione fibroblastica con formazione della pseudocisti.

Altre cause possono essere rappresentate da ostruzioni od erosione dei dotti linfatici, tumori, calcoli renali con conseguente rottura dell’organo, neoplasia perirenale o periuretrale ad azione erosiva, processo infettivo, traumi penetranti, interventi chirurgici, lacerazione della pelvi renale, tutte cause in grado di produrre una perdita di urina cronica all’interno dello spazio perirenale tale da determinare un’infiammazione asettica e conseguente lisi del grasso peritoneale. Ne consegue proliferazione fibroblastica e quindi la formazione di una sottile capsula non delimitata da epitelio.

 

Dal capitolo 3 (CASE REPORTS)

…..omissis…. L’esame clinico rilevava una massa di notevoli dimensioni, consistenza duro-elastica, che occupava tutto l’addome rendendo inattuabile la palpazione degli organi interni.

Si è posta come diagnosi differenziale la neoplasia a sede ignota, l’idronefrosi, ritenzione vescicale.

Viene scelta come prima indagine diagnostica l’esame ecografico che, tramite l’utilizzo di una sonda convex da 5 MHz, permette di evidenziare la situazione responsabile della distensione addominale.

Il contenuto della massa appare liquido, delimitato da parete e contenente l’immagine di un rene aumentato notevolmente di volume e morfologicamente normale fatta eccezione per il polo caudale che si presenta tronco.

 La parete delimitante la raccolta confina caudalmente con la vescica di ridotte dimensioni, sacrificata spazialmente in senso caudale. Il liquido appare fluido ed omogeneo privo di echi al suo interno. Cranialmente la cisti si estende sino a ridosso del fegato.

 


 


….omissis…. Il soggetto veniva messo in anestesia generale e sottoposto a laparotomia esplorativa.

 


 


Questa evidenziava, subito sotto la breccia chirurgica, una parete traslucida in tensione che occupava gran parte della cavità addominale.

 

 

 

 

 

 


Procedendo alla incisione di tale parete ne sgorgava un liquido limpido e citrino in notevole quantità.

 


Svuotata la cisti le pareti si presentavano avvolgenti il rene ed adese all’ilo ed al polo caudale che si presentava appiattito.

 


 


La superficie renale mostrava zone cicatriziali infossate ed un aspetto lardaceo con zone di colorazione giallastra frammiste ad altre di colore violaceo.

La parete della ciste ed il rene sono stati asportati in toto.


 


L’esame istopatologico rilevava a carico del rene una nefrite interstiziale e la presenza della capsula ancora adesa alla corticale e che focalmente risulta in continuità con una spessa parete fibrosa appartenente alla formazione cistica rilevata clinicamente. La cavità non risultava rivestita da epitelio, mostrava, invece, un tessuto fibro-istiocitario a trama molto lassa, vascolarizzato, che trattiene rari polimorfonucleati, mastociti e linfociti, questi ultimi a prevalente disposizione perivascolare.

 


 


Da ciò si può dedurre che il liquido, il cui esame fisico-chimico lo classificherebbe come un trasudato, fosse raccolto non tra la capsula renale e la corticale ma tra la prima e la sottosierosa peritoneale perirenale.

 

 

 

 

 

 


 

 


……omissis……Vengono descritti altri due casi con iconografie delle rispettive immagini ecografiche. Anche in questi due soggetti era presente una nefropatia cronica. …..omissis…..

 

Dal capitolo 5 (CONCLUSIONI)

I precedenti casi riportati in letteratura riportano come unico approccio diagnostico l’esame radiologico. Questo mostrava un’area moderatamente radiopaca, mono o bilaterale, a margini netti che copriva l’ombra renale. L’utilizzo del contrasto positivo, tramite urografia discendente, permetteva di evidenziare il rene all’interno dell’area radiopaca ed escludere lo stravaso di urina intorno all’organo stesso. Solo la laparotomia ha potuto rivelare il reale aspetto della patologia.

Nei casi descritti nel presente lavoro si è dato più importanza all’indagine ecografica che ha permesso di avere un’immagine significativa. La massa, con tale esame, appare costituita da liquido ad aspetto omogeneo e privo di echi al suo interno, delimitato da capsula, all’interno del quale giace il rene più o meno sofferente ed alterato morfologicamente, La diagnosi di pseudocisti renale è facilmente sostenibile tramite le immagini, praticamente patognomoniche, che il mezzo ecografico può offrire. Oltre all’immediatezza dell’immagine diagnostica va sottolineata la velocità di esecuzione del metodo, l’assenza di invasività e nocività, sia per il paziente che per l’operatore.

Il mezzo diagnostico ci permette anche di misurare immediatamente le dimensioni dell’organo colpito, valutare aspetto della corticale, midollare e loro rapporto, eventuale presenza di malformazioni, lesioni focali, neoplasie, perdita della normale struttura anatomica, uroliti ostruenti le vie di deflusso, erosioni della superficie. Va preso in considerazione il fatto che la raccolta liquida avvolgente il rene si comporta da finestra acustica rendendo migliore l’immagine e quindi la valutazione morfologica delle varie strutture contenute.

…..omissis… Come diagnosi differenziale ecografica vanno presi in considerazione l’ematoma, la cui raccolta è però sottocapsulare, limitata nella sua estensione e non avvolgente l’organo, inoltre la sua estensione tende a diminuire nel tempo e l’aspetto ecografico presenta una progressiva diminuzione di ecogenicità con comparsa di echi al suo interno dopo la formazione e retrazione del coagulo;


 


il rene policistico, in cui la raccolta è multiloculare ma soprattutto viene persa la normale anatomia del rene che non è contenuto ma contenente;

 


 


l’idronefrosi, che presenta solamente l’immagine anecogena della raccolta liquida che ha deformato completamente l’organo di cui rimane solamente la parete che delimita l’accumulo di urina;


 


Il linfoma renale in cui manca l’effetto pioggia ed il rinforzo di parete tipico delle raccolte liquide, manca anche in questo caso il normale aspetto anatomico; la cisti renale vera che, anch’essa, è contenuta nello spessore dell’organo; il linfocele perirenale secondario ad ostruzione od erosione dei vasi linfatici in conseguenza di un processo infiammatorio o neoplastico; l’urinoma in caso di incidente iatrogeno o trauma a carico dell’uretere.

Questi ultimi due casi, come tutte le altre eventualità che portino ad un riversamento di urina nello spazio perirenale, determinano, al pari delle nefriti croniche dei casi trattati nel presente lavoro, la formazione di una pseudocisti perirenale.


 

 

 

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Pagina aggiornata 22-Jan-2004